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Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta (Sec. XVI)

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - Vista del campanile (apre in nuova finestra) La Chiesa Parrocchiale di Piana dei Monti è dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo, la cui solennità si celebra il 15 di agosto.
Piana dei Monti fu sede di Parrocchia fin dal 1606, quando si distacca da Cellio. La Casa del Parroco sorgeva dove oggi è situato il circolo A.R.C.I., ed è stata tale fino alla Prima Guerra Mondiale, quando il parroco lasciò la parrocchia.
La parrocchia di Piana dei Monti fu così in un primo tempo unita a Merlera, e successivamente ricondotta alla "chiesa madre" di Cellio.
Oggi la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Piana dei Monti è parte integrante della Parrocchia di San Lorenzo in Cellio.


vicende costruttive

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - Croce in serizzo, datata 1619 (apre in nuova finestra) Salendo dalla piazza del paese, spicca subito agli occhi la grande Croce in serizzo, datata 1619. Essa ha inciso, sul basamento a piramide tronca, oltre alla data, anche i simboli della Passione di Cristo.
Ricorda la presenza del Camposanto, che, secondo l'uso, era posto davanti alle chiese, fino a quando, con l'editto napoleonico di Saint Cloud, l'Imperatore impose di spostarli all'esterno delle aree urbane e in "zone dedicate".
Subito dopo ecco che ci si presenta la Parrocchiale, con la sua facciata e il portico seicentesco. Questo è andato a sostituire e ad innalzare l'antica facciata, sulla quale è ancora visibile la data del 1591.
Particolare di grande rilievo è la scultura della Madonna con il Bambino inserita nel timpano del portale, un altorilievo in pietra, interessante per la compattezza del volume e per la firma incisa su un lato, un omino stilizzato, che ci indica un artista probabilmente valsesiano, attivo nel Cinquecento, le cui opere, tutte contraddistinte da questa firma particolare, sono sparse per tutta la valle di Cellio e la zona di Valduggia.
Il Seicento è il secolo del rinnovamento degli edifici religiosi, e questo accade anche a Piana dei Monti: nel 1656, dopo avere alzato il campanile, è ampliato il presbiterio, e la data è dipinta all'esterno e tutt'ora visibile a tutti.
Nel Settecento, invece, è costruita la Cappella della Crocifissione, alla quale, nel 1823, Lorenzo Peracino il Giovane compie degli aggiustamenti.
Tra il 1815 e il 1828, invece, è costruita l'attuale sagrestia, nonché una nuova cappella, dove, nel 1832, verranno deposte le spoglie di San Benedetto Martire.


La Cappella del Crocifisso

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - La Cappella del Crocifisso (apre in nuova finestra) Edificata nel 1700 è la prima cappella a sinistra dell'entrata.
È caratterizzata da numerosi affreschi posti sulle pareti e sulla volta della Cappella.
L'autore è sconosciuto, ma dagli archivi siamo a conoscenza del fatto che, nel 1823, intervenne per piccoli lavori di restauro Lorenzo Peracino il Giovane.
L'altare è in marmo e sopra di esso vi sono il Crocifisso e le statue di San Giovanni e dell'Addolorata.


La Cappella di San Benedetto

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - La Cappella di San Benedetto (apre in nuova finestra) La cappella di San Benedetto è la prima a destra dell'entrata; edificata intorno al 1830, è stata negli anni a seguire destinata ad ospitare le Sante Reliquie di San Benedetto Martire. La vicenda sull'arrivo delle spoglie a Piana dei Monti ci è giunta attraverso lo scritto di Giuseppe Maria Perolio, fabbriciere della Chiesa della Piana, ed è un racconto tanto interessante quanto suggestivo.
Una caratteristica di questa cappella è la presenza della cupola, non presente in altre parti della Chiesa.


Altare di San Carlo

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - Altare di San Carlo (apre in nuova finestra) L'ancona lignea dedicata a San Carlo è posta a destra dell'Altare Maggiore.
Grande importanza riveste il dipinto, datato 1634, rappresentante al centro San Carlo, vestito con gli abiti vescovili, ritratto con tratti fisionomici di una certa naturalezza mentre più "di maniera" sono i Santi disposti ai sui lati, Giuseppe e Defendente.
Essi sono accompagnati dai loro attributi tradizionali dell'iconografia dei santi: la spada per San Defendente, che era un guerriero, appartenente alla Legione Tebea, e il ramo fiorito per San Giuseppe.
Sotto alle tre figure principali, sono raffigurati il parroco dell'epoca e i paesani, che rivolgono lo sguardo ai Santi, accompagnati dalla frase: "Hic sunt Sancti qui multo orant pro populo Planae", questi sono i santi che molto pregano per il popolo della Piana.
Al di sopra del dipinto, una scultura lignea, composta da angeli, uno dei quali porta il cappello vescovile di San Carlo. Al di sotto, in un altorilievo, è raffigurato il Santo durante l'antica processione del Sacro Chiodo.
Questo altare, come quello della Madonna, aveva alla base quattro statue che nel 1974 sono state rubate.


Altare della Madonna

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - Altare della Madonna (apre in nuova finestra) L'ancona lignea dedicata alla Madonna, è posta a sinistra dell'Altare Maggiore; come quella dedicata a San Carlo è settecentesca, ma tra le due si nota una netta differenza di stile.
Infatti questa è in uno stile molto più valsesiano, mentre l'altro è sullo stile della Riviera di San Giulio. Questo aspetto ci conferma quanto la popolazione della Piana fosse legata ad entrambe le valli, essendone una divisoria.
Nella fotografia è possibile vedere la Madonna con il Bambino precedentemente al furto degli anni 70, che ce ne ha privato. Oggi è stata sostituita dalla statua della Madonna Incoronata.
Anche questo altare era ornato da quattro statue alla base e da alcuni angeli al di sopra, tutti rubati.


La Cappella del Fonte Battesimale

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - La Cappella del Fonte Battesimale (apre in nuova finestra) Il Fonte Battesimale è l'elemento più antico della Chiesa; è posto a fianco dell'entrata in una nicchia dedicata.
È di pietra, elemento tipico delle nostre zone, e all'interno è diviso in due parti: una più grossa, per contenere l'Acqua Santa, e una più piccola, con un piccolo foro che serviva da scarico.


L'Altare Maggiore

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale - L'Altare Maggiore (apre in nuova finestra) Dono di benefattori residenti a Roma, nel 1679 è collocato nel nuovo coro, ampliato e illuminato dalle finestre soprastanti.
È un altare ligneo, a forma piramidale, tipica in Valsesia a metà Seicento. Poiché il tabernacolo doveva essere centrale e ben visibile, gli altari hanno preso spunto per le loro collocazioni da quello di San Pietro a Roma.
Originariamente l'altare era ornato da una miriade di statue raffiguranti i Santi, con al centro Cristo e la Madonna. Anch'esse sono state rubate e sostituite da altre ad opera di Primo Gilodi, scultore della Merlera.


L'Organo

Nel 1796 è commissionato un rimodernamento dell'organo a Giacinto Cornetti di Gozzano. Dall'archivio emergono infatti queste osservazioni: nel 1749 è testimoniata la presenza di un "piccolo organo con mantici n. 2", mentre un decennio dopo, nel 1763, "non si usa servirsi per non esservi chi lo suona".
La situazione con il passare degli anni va sempre peggiorando, tanto che nel 1792 "un organo piccolo tutto tarlato, sfasciato e scompaginato che a nulla serve ne mai si suona".
È così che si ordina la sistemazione e, nel 1823, "Sopra la porta maggiore vi è l'organo, composto dal ripieno di dieci registri, in oltre vi è la voce umana, il flauto in ottava, il flauto traverso e la cornetta a due voci".
In questo periodo, l'organo è spesso suonato e tenuto in buono stato da Giuseppe Maria Perolio, che oltre ad essere fabbriciere era anche organista.
Tutt'ora l'organo è perfettamente funzionante ed accordato, anche se manca chi lo suona.


Il campanile

Alzato durante il 1600 è oggi composto da tre campane di bronzo, probabilmente fuse dalla Fonderia Campane Mazzola di Valduggia.
Una, il campanone (la più grande), ha impressa con se l'effigie della Madonna Assunta con la scritta "Assunta est Maria in caelo", Maria è Assunta in cielo.
La mezzana, invece, porta le effigi di tutti i Santi della Riviera di San Giulio, sempre per testimoniare la relazione con l'altra valle.


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