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Il comune di Madonna Del Sasso appartiene a: Regione Piemonte - Provincia del Verbano Cusio Ossola

Storia

Il comune di Madonna del Sasso è posto sulla sponda occidentale del Lago d'Orta. Il suo nome deriva dall'omonimo Santuario, eretto tra il 1730 e il 1748 e che sorge su uno sperone granitico direttamente al di sopra del lago.
Il Comune è composto dalle frazioni di Artò, Boleto, Centonara e Piana dei Monti, ed assume il nome di Madonna del Sasso nel 1928.
Con il regio decreto n. 174 del 29 gennaio 1928, "Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d'Italia", decreta che "i comuni di Boleto e Artò, in provincia di Novara, sono riuniti in un unico Comune denominato Madonna del Sasso con capoluogo Boleto."
L'unione dei due Comuni ha però creato non pochi problemi. Scrive infatti Colombara:
"La sparizione delle due autonomie locali, punendo in misura maggiore Artò, con la perdita della sede municipale a favore di Boleto, ha provocato risentimenti tra i frazionisti, sfociati in proteste pubbliche durante i primi mesi dell'unificazione.
Ancora oggi, specie gli anziani, sottolineano tale forzatura burocratica, che non ha rispettato le originalità delle vecchie municipalità e tantomeno ha salvaguardato le particolarità dialettali, argomento evidenziato da vari testimoni come elemento di distinzione e di rispetto delle proprie radici.[...]"
Il territorio comunale è sovrastato dai monti Briasco e Avigno, con altimetria variabile, che colloca il Comune nella cosiddetta "terra di mezzo", cioè non propriamente in montagna ma neppure in collina.
Le frazioni esistevano con certezza già verso l'anno Mille, con precisione nel 962 d.C., facendo parte del feudo vescovile di Novara, come tutta la riviera del Lago.
Per molti secoli la popolazione maschile dovette emigrare in Svizzera ed in Francia per trovare lavoro, in particolare per praticare i mestieri di cuoco, calzolaio e muratore.
A proposito delle attività lavorative, scrive ancora il Colombara:
"[...]Notevolmente mutate in questi ultimi cento anni sono le attività economiche: cessati nei primi decenni del XX secolo con la fine della coltivazione delle cave locali e con il calo dell'emigrazione i mestieri dello scalpellino, ridimensionati quelli di muratore e boscaiolo e più nessuno fabbrica gerli. Il carbonaio, professione tipica di questi villaggi, è scomparso, mentre calzolai ed osti, a differenza dei cuochi, sono in numero inconsistente. All'indomani dell'ultimo conflitto mondiale, gli addetti nel settore agricolo subiscono nuovi cali.
Crescono invece gli addetti nel comparto industriale.[...]"
Le coltivazioni agricole non consentivano un elevato stato di benessere, confermando lo stato di povertà della popolazione. Si raccoglieva il fieno, si coltivavano la vite, gli ortaggi, la canapa il farro e le patate, e si produceva olio di noci.
La crescita del fieno però era rallentata dal clima, che consentiva solamente due tagli l'anno. Per sopperire a questa carenza si raccoglieva il fogliame e, dopo averlo fatto seccare, lo si dava in pasto a capre, pecore e mucche. È dal latte di queste ultime che derivarono maggiori remunerazioni, anche grazie alle sue lavorazioni per produrre burro e formaggio.
Oltre all'agricoltura, era praticato anche il mestiere del taglialegna, per legna da ardere e legname "d'opera" per le costruzioni. Di particolare pregio erano le assi di castagno, noce e faggio.
"[...]Tra Ottocento e Novecento, l'impegno in campagna diventa solamente un sostegno a professioni diverse e più remunerative. I modesti redditi e l'altrettanto contenuta produzione lattiero-casearia possono garantire la sussistenza agli abitanti solo per alcuni mesi[...]"
Ma dalla metà del 1800 fino metà del 1900 cambia l'attività principale della zona. A seguito di ricerche per valutare la qualità della roccia, si avviano diverse cave per l'estrazione del granito alle pendici del Santuario della Madonna del Sasso. "[...]I lavoratori addetti alle cave fino al primo conflitto mondiale non superava le 300 unità[...] In seguito, sia per la crisi del mercato che per la battaglia ingaggiata dal Sindaco di Boleto che vede nel proseguo delle escavazioni la messa in pericolo del Santuario, il loro numero diminuisce.
Nel 1911 e nel 1923 il Prefetto di Novara limita l'utilizzo degli esplosivi, costringendo a diminuire ulteriormente le lavorazioni. L'attività cessa definitivamente nel 1980.[...]"
Particolarità del Comune è che le donne hanno sempre rivestito una grande importanza, soprattutto nella Pubblica Amministrzione. È proprio da Madonna del Sasso che venne la prima donna a ricoprire la carica di Console, Lucia Bonetta, nel 1776.
A Madonna del Sasso appartiene anche il primato femminile relativo al Sindaco: Fanny Crespi, eletta alla più alta carica comunale negli anni 50.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, questo territorio è stato uno degli scenari più importanti della lotta partigiana per la Resistenza, che ha visto comandanti poi passati alla storia. A Boleto aveva sede il Comando della Brigata Rocco, poi VI Nello, a capo della quale era il Tenente Nello Olivieri, un giovane che si distinse per le sue doti strategiche e umane, poi ucciso in una imboscata nell'agosto 1944.
Il sacrificio di molti partigiani è ricordato nei cippi dove sono caduti per la libertà della Patria.


Bibliografia:
Filippo Colombara - I paesi di Mezzo, storie e saperi popolari a Madonna del Sasso - Istituto Ernesto de Martino
Elena Poletti Ecclesia - Laghi e monti tra Cusio e Verbano - editris turismo